lunedì 26 maggio 2008

Il Documento politico da sottoporre alla discussione - anche della rete - per l'Assemblea Nazionale

DITE LA VOSTRA
L’esito delle elezioni politiche di aprile è molto grave. La partita aperta quindici anni fa, tra il centrodestra e il centrosinistra, segnata dall’inedito ingresso di una figura come quella di Berlusconi, è stata lungamente in bilico; si chiude ora con un netto successo politico del centrodestra. Ma é accaduto qualcosa d’altro: è cresciuta fortemente l’influenza della destra sull’opinione pubblica e nella formazione del senso comune. Evento che si spiega in parte con l’intreccio, senza eguali al mondo, tra potere politico, finanziario e mediatico, in parte con l’abdicazione e il collasso ideologico della sinistra storica.Il voto di aprile rappresenta una sconfitta di tutto il centrosinistra. Perde il progetto riformista del Partito Democratico, con amplissimo margine. Viene bocciata senza appello la lista “La Sinistra-l’Arcobaleno”, che crolla al 3% facendo così mancare in Parlamento, per la prima volta nella storia repubblicana, la presenza di forze che si richiamino alla sinistra. Il risultato conferma che la divisione tra una sinistra moderata, che si suppone di governo, e una sinistra radicale, ritenuta sempre di opposizione, dà un solo esito politico: la vittoria della destra. Dopo il ’48, non c’era mai stato in Italia, e non c’è in Europa, un parlamento così conservatore e clericale.
Tre cause prima di altre hanno concorso a determinare questo risultato.
Anzitutto la delusione per l’esperienza del governo Prodi. L’esecutivo del centrosinistra, che ha dedicato due anni al risanamento dei conti pubblici, è caduto nel momento di massima impopolarità: le alte aspettative accese nel 2006 (a parte il già allora risicatissimo risultato elettorale) hanno lasciato il campo a rapide delusioni, tra le élites come nei ceti più popolari. Su queste delusioni la destra ha costruito, largamente condivise dal Partito Democratico, la sua agenda e le sue due priorità: tasse e sicurezza.Pur critici sui risultati di questa stagione di governo, crediamo che aver deliberatamente liquidato la coalizione di centrosinistra ha messo tutti in un vicolo cieco. Il PD ha cercato nel corso di tutta la campagna elettorale di indicare nella “sinistra radicale” la responsabile degli insuccessi dell'esecutivo Prodi. Un accusa paradossale da parte di chi deteneva la stragrande maggioranza di ministri e sottosegretari. Ma non c’è dubbio che la sinistra sia apparsa, in questo suo impegno di governo, troppo spesso rissosa e al tempo stesso inefficace. La conseguenza è stata che siamo stati percepiti come causa della crisi e al tempo stesso siamo stati puniti per gli esiti deludenti dell’azione di governo.
La seconda causa: la scelta del PD non di “correre da solo” (vista l’intesa peraltro precaria con Di Pietro e con i Radicali) ma, più chiaramente, di rompere con la sinistra, demonizzandone le posizioni politiche in modo perfino caricaturale. I risultati del voto di aprile rappresentano una sconfitta senza appello per la pretesa “autosufficienza” del PD. Walter Veltroni ha condotto una campagna elettorale che gli ha permesso di utilizzare una esposizione mediatica enormemente superiore a quella di tutti gli altri candidati premier. Eppure i Democratici non sono riusciti a superare la soglia, alla quale ha contribuito anche il voto radicale, del 33%. E’ del tutto evidente che è stato sconfitto il PD ed stata sconfitta la sua pretesa di poter rappresentare l'intero arco del centrosinistra.
Ma è stata bocciata dagli elettori, va detto con onesta consapevolezza, anche qualunque pretesa di autosufficienza e di isolamento da parte della sinistra. Che è apparsa, nella proposta di "Sinistra-Arcobaleno", più come un residuo del passato che come una speranza per il futuro: insomma, non un soggetto politico unitario ma un cartello elettorale privo di proposta politica e di un’idea convincente sul futuro dell’Italia. Aver accreditato la tesi della “separazione consensuale” con il PD, ci ha impedito di chiarire le responsabilità della rottura e di poter chiedere il voto anche al fine di riaprire una prospettiva di centrosinistra. Alla martellante campagna sul “voto utile” abbiamo risposto dando noi per primi l’immagine di una forza non necessaria né per il governo né per l’opposizione. Superflui, appunto.
Il voto conferma invece che senza una sinistra popolare, innovativa e capace di una cultura di governo, una parte del Paese rimane senza rappresentanza e le forze progressiste sono destinate alla sconfitta. Dobbiamo ripartire da qui, da questa consapevolezza, da una rilettura anche spietata del nostro modo di costruire politica.
La fotografia sociale dell’Italia, anche dopo due anni di governo Prodi, è quella di un paese fortemente frammentato e diseguale. I salari sono tra i più bassi d’Europa; le morti “bianche” tra le più alte. L’Italia è un paese che invecchia rapidamente senza poter contare su un nuovo patto generazionale solidale tra giovani e anziani. Siamo al 32° posto nelle graduatorie europee per la ricerca scientifica ma al settimo posto per le spese militari. Il tasso di istruzione è tra i più bassi d’Europa e la dispersione scolastica tra le più alte Un paese ostile alla libertà femminile, incapace di valorizzare la differenza sessuale, in cui si aggrava la violenza contro le donne. Un paese che non riconosce il valore sociale della maternità, nega alle donne accesso al lavoro, parità salariale, rappresentanza nelle istituzioni e nella società.Un paese attraversato da una domanda di sicurezza totalmente inedita perchè mescola in una miscela esplosiva fragilità sociale, paura del diverso, precarietà del lavoro e incertezza per il futuro, nuove contraddizioni nate dai flussi migratori alimentati dalla povertà del sud del mondo e dell’est dell’Europa in una globalizzazione non governata dalla politica.Un paese ambientalmente insostenibile che deve ancora misurarsi sulla sfida per le energie rinnovabili, sui trasporti su ferro e sulle autostrade del mare, sulla salvaguardia del territorio agricolo dalle pesanti speculazioni. Un paese che deve ancora imparare a salvaguardare le coste per un turismo di qualità e la qualità urbana perché nelle grandi periferie la vita è sempre più dura. Nè ci convince lo slogan della crescita indistinta e della semplice ripresa dei consumi. Una sinistra nuova deve avere la capacità di dire quali sono i settori economici che devono crescere,quali sono i consumi che devono e possono aumentare e a favore di chi, e quali invece devono essere temperati e regolati.
Di fronte la drammatico esito delle elezioni politiche e agli immani compiti che ci attendono, pensare che il rimedio alla nostra sconfitta risieda nel ritorno alla frammentazione e alle certezze identitarie è non solo sbagliato in sé ma del tutto illusorio. Il voto ha bocciato il mero “patto federativo” tra forze politiche distinte e non comunicanti tra loro. E’ uno schema ormai non più riproponibile.
C’è bisogno di un salto in avanti, non di un ritorno indietro rispetto alla precaria formula dell’Arcobaleno. La sinistra ha, di fronte a se, una sola e importante possibilità di ripresa: quella di avviare subito la fase costituente di un nuovo soggetto politico che sia fondata sulla partecipazione e sul protagonismo di migliaia di donne e di uomini, iscritti e non iscritti ai partiti politici. Una Costituente di sinistra che sappia essere anche il cantiere di una innovazione politica e culturale, e che veda impegnate con generosità e passione quelle forze politiche che credono senza riserve in questo progetto. Non si deve ripetere l‘errore di ritenere che a sinistra si debba per forza stare tutti insieme, a prescindere dalle vocazione, dalle volontà, dalle categorie interpretative che si mettono in campo. Il carattere “plurale” del nuovo soggetto politico non può più significare la somma di apparati ma dev'essere lo scambio e la valorizzazione di culture che attraversano tutta la sinistra, in ciascuna delle sue attuali componenti: la cultura del lavoro, della qualità e della sostenibilità dello sviluppo, il pacifismo, l'esperienza femminista, quella dei diritti e delle libertà civili.
C’è già, tra i vecchi promotori dell’Arcobaleno, chi ha scelto un’altra strada, quella di una “Costituente dei comunisti”, scelta che rispettiamo ma non è certo la nostra: è un progetto arretrato e del tutto improduttivo. Esiste un’altra sinistra che vuole riaprire la possibilità di un’alternativa di governo al centrodestra a partire da un ripensamento radicale dell'esperienza dell'Unione. Quella formula, assemblaggio di tutte le forze che in quel momento intendevano contrapporsi alla destra, non è più riproponibile. Al paese serve un centrosinistra nuovo, coeso e determinato attorno ad un programma di cambiamento sociale.
Al tempo stesso,come rivelano la tiepidezza del dibattito politico alle Camere, occorre che la sinistra torni subito a fare opposizione e a rappresentarne le ragioni nella società, nei luoghi della politica, nel paese reale. Perché si possa riaprire una nuova prospettiva di alternativa alla destra, Sinistra Democratica su questo terreno vuole impegnarsi subito, prescindendo dagli esiti del dibattito interno al PD. Dipende da noi, dalla capacità della sinistra di essere, per sua forza, per il consenso che raccoglie e per la qualità delle sue opzioni ideali e programmatiche, un soggetto politico dal quale nessuno possa prescindere.
Ci spetta anche una funzione di presidio politico dell’opposizione, con le forme che sapremo trovare. Una funzione tanto più urgente quanto più sbiadita appare oggi l’opposizione parlamentare del Partito Democratico rispetto alle prime scelte di inequivocabile segno politico del governo Berlusconi (dal decreto sicurezza allo sprezzante isolamento europeo in tema di politiche per l’immigrazione)
Sinistra Democratica conferma la sua missione originaria: contribuire alla nascita di una nuova sinistra in Italia. Il nostro asse di riferimento politico resta il socialismo europeo ma é fondamentale costruire un progetto che riveda e superi la logica delle appartenenze tradizionali e che unisca mondi, culture, linguaggi capaci di ritrovarsi insieme dentro una comune idea di sinistra. Sappiamo quanto sia importante, a questo fine, l’esito dei congressi dei Verdi e di Rifondazione Comunista. Guardiamo al loro dibattito con grande rispetto e molte aspettative, così come guardiamo con grande attenzione il dibattito che attraversa il mondo laico e socialista. Ma le prossime settimane vogliamo che siano spese non nell’attesa dei congressi altrui ma con una forte ed immediata iniziativa politica. Il percorso democratico che abbiamo scelto e che ci porterà all’Assemblea Nazionale del 27, 28 e 29 giugno servirà a una nuova legittimazione, più aperta e più democratica, del nostro movimento e dei suoi organismi dirigenti, ma sarà indispensabile soprattutto per proiettare all'esterno il senso e la sfida della nostra proposta.Dovremo essere capaci di aprire una forte iniziativa nella società: convocare ovunque assemblee pubbliche aperte a tutti i cittadini, moltiplicare il numero delle “case della sinistra”, partecipare a tutte le iniziative “per la Costituente” promosse da associazioni e movimenti politici, come quella che si è svolta a Firenze e le altre che sono in programma in diverse città italiane. Sarà nostro compito costruire una agenda di opposizione al governo Berlusconi: se non dai banchi del Parlamento, bisogna riprendere la parola subito, nelle forme e nei luoghi che avremo a disposizione, per intervenire nella discussione politica, assumere posizioni chiare e farle vivere nella società.
Questa legislatura è stata dichiarata dai vincitori “Costituente”: Il Partito Democratico ha subito aderito, con una larga e incondizionata (per quanto non unanime) apertura al dialogo e alla collaborazione. Su quali basi? Su quali condivise ipotesi di riforma? Se è vero che è avanzata a lunghi passi nella politica italiana l’estrema personalizzazione, il populismo e lo spirito del plebiscito, resta inaccettabile una trasformazione presidenzialistica e autoritaria della Costituzione repubblicana. Restano perciò valide le motivazioni che due anni fa hanno portato alla promozione di un referendum abrogativo della riforma costituzionale del centrodestra. Quel referendum ha vinto e oggi bisogna tornare a rivolgersi a tutti i cittadini che si impegnarono, aderendo all’appello dell’intero centrosinistra di allora. La nostra battaglia di opposizione dovrà riprendere dai temi della pace, delle libertà civili, dell’ambiente e dei diritti di chi lavora, oggi già esplicitamente minacciati dal nuovo governo delle destre.
Certo, nei prossimi anni ci aspetta una serie di nuove prove elettorali. Il rinnovo del Parlamento europeo è la scadenza più ravvicinata e quindi la più impegnativa: dopo la disfatta dell’aprile scorso la sinistra deve dare un segnale di ripresa e di presenza forte in tutto il Paese. E' assolutamente indispensabile che per quella data il nuovo soggetto della sinistra sia nelle condizioni di presentarsi agli elettori con il suo volto autonomo per chiedere loro fiducia e consenso necessari: un soggetto politico che si presenti con l’ambizione di parlare a tutte le forze di sinistra del nostro continente.Per le elezioni amministrative e regionali va subito decisamente respinta l’ipotesi, formulata in seno al Partito Democratico, di alleanze à la carte, a seconda delle situazioni e delle esigenze dei territori: o c’è una esplicita alleanza con la sinistra, o nessuna alleanza, con le conseguenze inevitabili.
Noi crediamo che la sinistra sia viva nella società, nella cultura, nei valori in cui credono tanti uomini e tante donne di questo Paese. Questa parte dell’Italia ha bisogno di una coerente rappresentanza politica. Sinistra Democratica resta al servizio di questo progetto. Ci attende un periodo non breve di ricostruzione. Un lavoro difficile e appassionate di ricognizione sociale, di radicamento popolare, di ripensamento del progetto e della presenza della sinistra nel territorio e nei luoghi di lavoro. La sinistra che serve è una sinistra popolare, forte di una autonoma cultura critica, che porta il radicalismo dei contenuti in una prospettiva di governo. Che si pone il problema del rapporto con il PD, sapendo tenere insieme il conflitto politico e programmatico e la il progetto di un nuovo centrosinistra. E' una sinistra che solo in parte oggi ritroviamo nei suoi storici partiti di riferimento ma che nel paese è vasta e diffusa, ed ha saputo mostrarsi molte volte, con una capacità di aggregazione, di battaglia politica e di testimonianza civile altissime.
Serve una sinistra che è tale perché sceglie di materializzare sulla scena politica il lavoro e le sue trasformazioni dandogli rappresentanza, e che per questo sa costruire un rapporto nuovo con il sindacato che il lavoro rappresenta socialmente: un rapporto di reciproca autonomia, né competitivo né di estraneità e meno che mai di autosufficienza.
Ci rivolgiamo alle donne e agli uomini di sinistra, e a tutte le forze – politiche, culturali, associative, di movimento - che vogliono impegnarsi in questa sfida per una nuova sinistra. Disposta a misurarsi con la sfida del cambiamento. Donne e uomini che vogliono riaprire un cantiere politico, che non cercano il rifugio di vecchie trincee in cui sopravvivere a una battaglia persa. Questa sfida comporta spirito unitario e volontà di rinnovamento. Cioè un progetto politico e un processo Costituente: Sinistra Democratica farà la propria parte.

lunedì 12 maggio 2008

Claudio Fava è il NUOVO COORDINATORE NAZIONALE di Sinistra Democratica. Un augurio di stima e buon lavoro, per una sinistra nuova, mettendo da parte le piccinerie e gli egoismi e ripartire verso il futuro.
Ascolti il territorio e le istanze di quella sinistra diffusa che, se pur non rappresentata in Parlamento, è presente nella società, nei luoghi di lavoro, nelle professioni.
Fare partire al più presto quel processo costituente di un nuovo soggetto della sinistra aperto e moderno che è la ragione sociale principale di Sinistra Democratica.
A presto.

giovedì 24 aprile 2008

BUONA LIBERAZIONE. A TUTTI

mercoledì 23 aprile 2008

Così da Roma.......

Documento approvato dal Direttivo del 22 aprile 2009


1. Sinistra Democratica trae dall’esito della campagna elettorale la convinzione che, per le sorti del nostro Paese di fronte alla netta vittoria della destra, costruire la presenza ed il radicamento della sinistra sia irrinunciabile.
2. Intendiamo metterci subito al lavoro nelle diverse realtà del Paese perché sia possibile, ripartendo con un processo politico difficile ma necessario, dare fiducia e speranza a militanti, elettori ed elettrici, cittadine e cittadini, che abbiamo incontrato nel corso della campagna elettorale e che ringraziamo per l’impegno speso. A tutti questi e ai tanti che, delusi, si sono allontanati anche dal voto, chiediamo di essere con noi per costruire insieme un progetto per il Paese.
3. Ci rivolgiamo alle altre forze politiche della sinistra, impegnate come noi in una discussione approfondita che pienamente rispettiamo, sollecitandole a compiere ognuna nella propria autonomia passi decisivi nella direzione di un processo unitario che ora più che mai non può conoscere battute d’arresto.
4. Siamo stati consapevoli sin dall’inizio che questo processo di costruzione della sinistra italiana non può avvenire se insieme alle forze politiche non entrano in gioco i tanti e i diversi soggetti di una sinistra diffusa, presente nel territorio e ricca di esperienze e di partecipazione democratica.
5. Ognuna di queste realtà – e noi per primi - deve ora mettersi al lavoro affinché in un percorso costituente da aprire subito si definiscano valori, contenuti, programmi di un progetto che ha come obiettivo la costruzione di una sinistra in Italia nell’insieme delle sue fondamentali culture politiche, ispirata ad un nuovo socialismo e forte di una cultura di governo capace di interpretare e raccogliere le sfide che il Paese ha di fronte.
6. Sul piano politico sarà possibile contrastare la destra solo a partire dalla costruzione di un nuovo centrosinistra in Italia. Da soli non si è vinto, né si potrà vincere domani. Oggi è necessario alzarsi in difesa dei principi che fondano la Carta Costituzionale, opponendosi allo stravolgimento delle regole fondamentali della nostra democrazia politica rappresentativa. Il centrosinistra governa in tante città, province e regioni. Ci aspetta già nei prossimi giorni un appuntamento che riguarderà quasi tutte le province siciliane. Nei primi mesi del prossimo anno andranno al voto le più grandi città italiane e le principali province. Vogliamo dire fin d’ora che questo patrimonio politico va difeso e rafforzato, a cominciare dal ballottaggio che interesserà la provincia e la città di Roma. Rivolgiamo pertanto un appello forte alle donne e agli uomini di sinistra per recarsi alle urne, votare il centrosinistra, impedire alla destra di conquistare il governo della Capitale.
7. Rivolgiamo un saluto affettuoso a Fabio Mussi, il suo lavoro di questi anni è stato prezioso e profondo, siamo sicuri che tornerà presto, ristabilito da una degenza non breve, ad occuparsi della politica come ha sempre fatto e come abbiamo bisogno ritorni a fare.
8. Indichiamo ad ogni realtà territoriale di convocare assemblee nelle quali compiere un esame del voto e porre le condizioni per un rilancio immediato della nostra iniziativa politica. Sabato 10 maggio si terrà a Roma la Riunione del Comitato Promotore nazionale nel quale discutere delle prospettive politiche della sinistra italiana

mercoledì 16 aprile 2008

Commento a caldo sul risultato elettorale

La sorpresa è devastante, sgretola la passione ... mette a dura prova ... la ragione.
Il ragionamento politico, quello che affronta il nodo dell’analisi di una sconfitta elettorale netta, per un momento viene dopo. Prima di tutto c’è il sentimento comune di tante donne e uomini che si pongono una domanda: e ora cosa sarà? Non è una domanda qualunque e non c’è una risposta immediata. E’ la prima volta, nella storia politica repubblicana, che la sinistra non ha una rappresentanza parlamentare, né alla Camera né al Senato.
C’è qualcosa di drammatico, di unico nel panorama europeo.
Nessuno in questo modo l’aveva previsto, noi stessi non l’avevamo messo nel più negativo dei conti.
La domanda – ora cosa sarà? – va nel profondo di ognuno di noi. E ci costringerà a ragionare a lungo per giungere ad una risposta. Oggi siamo davanti ad alcuni fatti inequivocabili e come tali vanno detti e studiati.
Tre su tutti. La netta vittoria di Berlusconi e della destra, la sorpresa delle dimensioni della nostra sconfitta elettorale, gli errori politici ... e non solo i nostri.
La vittoria della destra smentisce l’idea, da tutti ritenuta possibile, di un pareggio e dunque di uno stallo, al Senato. La maggioranza di Berlusconi è ampia alla Camera e superiore alle previsioni al Senato.
Noi siamo di fronte ad una sconfitta che mai si è conosciuta in queste dimensioni. Le ragioni vanno prima di tutto cercate dentro di noi e non sono circoscrivibili tutte e solo nel volgere breve di questa campagna elettorale. C’è un filo lungo che riguarda il nodo tra la sinistra e la società nell’arco di questi ultimi decenni, in tutta Europa e particolarmente in Italia. Riguarda la politica, la cultura, l’organizzazione del campo storico della sinistra. C’è poi, acuto, il senso di un’esperienza di governo nata tra forti aspettative e rivelatasi troppo presto priva di una missione capace di indicare una sfida alta al declino che il paese attraversa.
Infine, il precipitare di una crisi che toglie tempo e spazio alla messa in atto di un processo unitario. Lo stesso queste ragioni, solo accennate, risultano ancora insufficienti a dare conto di una dimensione della sconfitta fino a oggi inimmaginabile. Ora per noi la domanda è netta e drammatica. Cosa si fa della sinistra di domani? Ci vorrà una diversa nozione del tempo, della costruzione di qualcosa di inedito. Ma costruire è ora drammaticamente ancor più necessario. Resta lì, da solo, col suo inutile dato fermo al palo, chi ha cominciato proprio affermando l’orgoglio di correre da solo. Una scelta di puro egoismo politico. Tra la difficile ma necessaria strada di ricostruire un nuovo centrosinistra per il governo dell’Italia e l’orgoglio della propria presunta autosufficienza, si è scelta questa via oggi rivelatasi perdente e priva di alcun sbocco. Una manciata di voti in più della somma ds e margherita di due anni fa, al netto dell’apporto che pura qualcosa avrà pesato dei radicali. Tutto qui? Ne valeva la pena? Aprire un solco a sinistra, rifiutando a priori qualsiasi alleanza per il governo, ingenerare l’equivoco – oggi evidentissimo – del voto utile, rievocare l’umiliante e falso paragone con Nader, illudere sull’incollatura e ora trovarsi la destra otto-nove punti avanti.
Si può essere bravi a comunicare, ma se si sbaglia nell’analisi politica il comportamento per quanto ben impostato dal punto di vista comunicativo risulta sterile... e Berlusconi ... governa!

sabato 12 aprile 2008

Perchè votare la Sinistra L'Arcobaleno

da il Tirreno del 12 aprile 2008 ( articolo integrale)

VAIANO. Parla Andrea Monni, esponente vaianese di Sinistra Democratica (oggi confluita nella Sinistra Arcobaleno) ed ex-membro della direzione provinciale Ds di Prato, partito di cui non condivise lo scioglimento nel Pd.

Qual è l’umore dei vaianesi in questa campagna elettorale?
«Una parte della popolazione è delusa dalla politica del governo Prodi, anche se il giudizio sull’amministrazione non è negativo e c’è una tendenza ormai favorevole al porta-a-porta, che in questo momento è l’argomento che interessa di più. Ma accanto a questo, i vaianesi ci chiedono di ridurre le file per gli appuntamenti sanitari, di aprire il Cup di prenotazioni in orari diversi da quelli attuali. E poi c’è un diffuso senso di comunità che manca ad esempio a certi imprenditori valbisentini che delocalizzano, scaricando le loro incapacità sui lavoratori».

L’anno prossimo si voterà per il rinnovo del consiglio comunale. Appoggerete un Marchi-bis?
«In un anno possono succedere tante cose, perché c’è questa situazione singolare per cui siamo divisi a livello nazionale ed uniti in molte amministrazioni locali: questo significa che siamo riconosciuti come classe di governo. Certo è che dipenderà dal PD, che ha voluto correre da solo. Ma si tolgano dalla testa la possibilità di decidere comune per comune: dovremo fare un accordo su base provinciale. Anche per questo auspico un nostro successo elettorale, al limite anche il voto disgiunto: per il Partito Democratico alla Camera e per noi al Senato, così toglieremmo seggi al Pdl».

Cosa dovrebbe fare l’amministrazione in questi ultimi dodici mesi?
«Aprire una campagna d’ascolto, perché le richieste potrebbero essere cambiate rispetto al 2004. Lo sta già facendo ma adesso si potrebbero trovare i temi su cui lavorare per i prossimi 3/5 anni».

Giacomo Magazzini

mercoledì 9 aprile 2008

PERCHE' BISOGNA VOTARE A SINISTRA



Il voto a sinistra è un voto di libertà per tutti


Negli ultimi due giorni Veltroni e Franceschini, quest’ultimo capolista del Pd in Toscana, si sono accaniti contro la Sinistra Arcobaleno.Il primo ha detto che Bertinotti ha segato l’albero dell’uscente governo Prodi; il secondo ha detto che il voto alla sinistra fa vincere Berlusconi.


La prima affermazione è falsa e non fa onore a chi l’ha pronunciata (i parlamentari di sinistra hanno votato tutto, hanno ingollato tutti i rospi possibili, tanto che c’è il rischio che alcuni elettori di sinistra, per protesta, non votino. E chi ha fatto cadere il Governo spero lo ricordino tutti).

La seconda affermazione, se possibile, è peggiore. Si è passati dalla teoria del voto utile al voto dannoso. In quell’affermazione di Franceschini non c’è rispetto per chi la pensa diversamente: anziché fare la gara sulle idee e sui programmi si cerca di distruggere chi ti sta più o meno vicino, accusandolo di “fare il gioco del nemico”.

Il Pd ha scelto di fare corsa da solo (o “in libertà”, come preferisce dire), ritenendo che il quel modo possa vincere. Non mi convince, ma libero di farlo. Cosa avrebbero dovuto fare gli altri - la sinistra ad esempio - sciogliere i ranghi e non partecipare alle elezioni? Capisco che in campagna elettorale si possano dire frasi forti o promettere la luna e che i militanti delle diverse parti possano andare oltre il dovuto. Ma non è ammissibile che i principali esponenti di un partito democratico usino questi argomenti verso la sinistra, come se fosse questo l’avversario da battere.Non ho condiviso la nascita del Pd, ma ho sempre pensato – e continuo a pensare – che domani un nuovo centro-sinistra debba basarsi fondamentalmente sull’alleanza tra il Pd e la Sinistra unita.


Ritengo che un cittadino debba votare per quella parte che idealmente e programmaticamente lo rappresenta di più o sente più vicina e per questo ho scelto la Sinistra Arcobaleno.


Credo che questo sia il voto giusto per provare a tutelare gli interessi delle persone che non hanno potere, denaro, forza e credo che questa parte sia quella più lontana dalla visione e dalla politica berlusconiana con cui è certo che la Sinistra non verrà a patti.


Dopo aver letto le frasi suddette, sono ancora più convinto che il voto alla Sinistra Arcobaleno rappresenti un altro preziosissimo valore: mantenere in Italia una forza di sinistra. In questo senso il voto alla Sinistra Arcobaleno è un voto di libertà per tutti e per tutte.


Michele Mezzacappa coordinatore Sinistra Democratica Prato

TAGLIARE LA PROVINCIA DI PRATO?.....NON SI PUO' FARE

Interveniamo sulla “querelle” innescata dal Presidente della Provincia di Firenze Renzi (PD) che auspica il “taglio” della Provincia di Prato.
Nonostante i tentativi di ricomporre i cocci da parte dei maggiori esponenti del PD pratesi e fiorentini vogliamo esprimere il nostro netto dissenso rispetto alla proposta di cancellare la Provincia di Prato né per spirito di conservazione né per una questione di campanile, bensì per le seguenti considerazioni di merito:
1) in assenza di assetti istituzionali diversi (Area Metropolitana), l’ente Provincia (di Prato come di Firenze) assolve un ruolo che, pur suscettibile di razionalizzazione e ottimizzazione delle proprie attività, risulta fondamentale per la comunità che rappresenta;
2) la Provincia di Prato non è un’entità astratta, ma un imprescindibile livello istituzionale raggiunto dopo un lungo e condiviso processo istituzionale che, nel quadro di una fisiologica dialettica tra forze politiche diverse, governa, programma e realizza interventi che nessun altro ente è in grado di garantire;
3) la Provincia di Prato, secondo gli scriventi, deve investire, così come dovrebbero fare anche le altre province corrispondenti all’Area Metropolitana, nella cooperazione istituzionale come metodo prioritario di soluzione dei problemi ormai non più confinabili in ristretti ambiti geografici.
Auspichiamo, pertanto, che gli esponenti del PD delle province coinvolte, senza cadere in ulteriori contraddizioni, si parlino e chiariscano quali sono gli assetti istituzionali a cui far afferire le proprie strategie ed i propri programmi.



I consiglieri provinciali Alessio Nincheri e Michele Mezzacappa – Sinistra Arcobeleno

lunedì 7 aprile 2008

L'ultima settimana, l'ultimo sforzo

Questa è l'ultima settimana di campagna elettorale, c'è da fare l'ultimo miglio, convincere gli indecisi, gli astensionisti i fancazzisti, quelli per cui tutti sono uguali. In particolare tutti quegli elettori che sono di sinistra e che non sanno che l'unica sinistra in campo è LA SINISTRA L'ARCOBALENO.
Avanti dunque, ognuno di noi faccia più telefonate possibili, parli con gli amici ed i conoscenti, spieghi le tantissime buone ragioni di un voto alla Sinistra l'Arcobaleno.
FRA GLI APPUNTAMENTI DI QUESTA SETTIMANA:

Martedì 8 Aprile 2008 a Prato ore 21:00

presso circolo Arci "La Libertà 1945" via Pistoiese 654

Franco Giordano
Incontra gli elettori

giovedì 3 aprile 2008

L'ON. SEVERINO GALANTE SABATO A VAIANO


SABATO 5 APRILE ORE 11:00
ALLA CASA DEL POPOLO DI VAIANO


INCONTRO CON L'ON
SEVERINO GALANTE
CANDIDATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
PER LA SINISTRA L’ARCOBALENO


SI PARLERA DI LAVORO,
PRECARIATO, POTERE D’ACQUISTO, SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO
E IMPRESA

FAI UNA SCELTA DI PARTE !
DIFENDI I DIRITTI E LA DIGNITÀ DEI LAVORATORI

SONO STATE INVITATE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DEI LAVORATORI E LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA
L’INCONTRO SI CONCLUDERÀ CON UN APERITIVO ARCOBALENO


lunedì 31 marzo 2008

VARIANTE A GOTHAM CITY

Si invitano tutti gli interessati a partecipare a questa importante ed interessante occasione per parlare delle questioni che riguardano la variante al piano Strutturale e quindi del futuro urbanistico di Prato.

I 38-1 presentano
VARIANTE A GOTHAM CITY
conferenza dibattito
Mercoledì 2 Aprile
Soprattutto Libri - Corso Mazzoni 27 Prato
ore 20,45 immagini di un viaggio dalla tangenziale
ore 21 introduzione - costruire la partecipazione nella città che cambia- Prato ed i nuovi profili di contesto, a cura dell'economista Antonio Falorni- l'area ex -Banci, a cura di Loris Zanfranceschi, presidente di Urban
dibattito
Servizio di caffetteria durante tutta la seratai 38-1

venerdì 28 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA

La Sinistra l’Arcobaleno a fianco dei lavoratori dell’ASL 4 di Prato in stato di agitazione

Da ormai 60 giorni i lavoratori del comparto dell’ASl 4 di Prato sono in Stato di Agitazione.
La Sinistra l’Arcobaleno è a fianco dei sindacati e dei lavoratori che stanno combattendo questa lotta, nell’interesse di tutti, non solo nella tutela dei lavoratori ma anche nel sostegno alla natura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, che rischia di essere messa in discussione da politiche che mirano al mero risparmio economico a danno della qualità dei servizi erogati.
Siamo di fronte al paradosso che il contratto integrativo aziendale è scaduto ormai da anni, mentre i compensi dei manager, nel frattempo, sono lievitati.
Crediamo che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute di tutti, per questo facciamo una scelta di parte, dalla parte dei lavoratori e dei cittadini utenti. Senza tentennamenti e distinguo, siamo solidali nella lotta che le OO.SS ed i lavoratori stanno portando avanti.

mercoledì 26 marzo 2008

Lettera di Michele Mezzacappa sulle parole del Vescovo Simoni

Ecco la lettera con cui Michele Mezzacappa, consigliere provinciale de La Sinistra - l'Arcobaleno e Coordinatore Pratese di Sinistra Democratica, risponde al messaggio pasquale del vescovo di Prato, mons. Gastone Simoni, apparso sulla stampa domenica scorsa.

Al vescovo di Prato Monsignor Simoni oltre che porgere il ringraziamento per aver ricordato a tutti di attivarsi concretamente per mettere con urgenza un freno al “capitalismo selvaggio” ed operare per ridurre i fenomeni di disagio sociale che progressivamente ed inesorabilmente investono anche la nostra provincia, dobbiamo, in tutta coscienza, un segnale del nostro impegno.
Anche a Prato, così come peraltro espresso dalle recenti testimonianze sulla realtà degli indigenti fornite dalla S. Vincenzo de’ Paoli, si scorgono disuguaglianze e difficoltà sociali che crescono progressivamente a livelli mai veduti prima. Siamo nel vortice di una crisi di un sistema fondato su un capitalismo finanziario avido e malato. La malattia sociale del nostro tempo è quel senso di insicurezza sociale che diventa sempre più materiale, il prodotto di una società in cui si è cristallizzato il mito del mercato e quindi del consumo, a fronte dello stabilizzarsi del fenomeno della precarietà come la condizione prevalente di un’intera generazione.
La crisi ha avuto dei prodromi, non nasce adesso, ma come ha reagito la maggioranza della classe politica? ha accettato che il termine democrazia di mercato venisse interpretato come sinonimo di libero mercato: insomma, privatizzazione delle ricchezze (anche i cosiddetti beni comuni) come unica visione del mondo, liberalizzazione dei mercati ad uso di pochi sempre più ricchi, demonizzazione dell’intervento pubblico e sostegno al capitale finanziario spesso con comportamenti totalmente incuranti degli effetti sulla comunità, sui cittadini...sulle famiglie. La malattia è dovuta a molteplici fattori, ma di certo nel mondo del lavoro ha inciso in modo rilevante l’adozione a largo raggio di figure contrattuali che producono fisiologicamente insicurezza sociale: part-time, lavoro a tempo determinato o definito, occasionale, a fattura, intermittente, a chiamata, in affitto. E che dire dei nuovi contratti che reclamano quella flessibilità temporale che impegna il singolo lavoratore a prestare una maggiore quantità di tempo per venire incontro alle esigenze organizzative e produttive dell’impresa.Se non vogliamo fare solo chiacchiere, anche nelle istituzioni, o affidarsi a scatti di orgoglio, occorre intervenire drasticamente sul livello intollerabilmente basso dei salari di tanti lavoratori.
Il fatto è che sull’emergenza salariale tutti concordano, quanto alle soluzioni, invece si resta nel vago. Allora, senza cadere nella demagogia in tempo di elezioni anzi per dare un segnale di reale attenzione ai giustissimi richiami del vescovo di Prato Monsignor Simoni, facciamo partire da Prato come primo impegno la richiesta di misure concrete quali l’istituzione del “salario orario minimo” per garantire una decente retribuzione mensile ai lavoratori, del reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi, di maggiori risorse per i servizi sociali dei comuni, di interventi per affrontare l’emergenza abitativa e battiamoci perché le risorse che servono per sostenere queste misure siano garantite intervenendo sui fortunati che non hanno certo vissuto tempi di magra, anzi hanno visto aumentare i propri ricavi magari giovandosi di ingenti rendite finanziarie.
Michele Mezzacappa consigliere provinciale Sinistra Arcobaleno

martedì 25 marzo 2008

QUELLO CHE SOLO LA SINISTRA PUO' FARE....




Qui di seguito alcune proposte concrete che solo la Sinistra L'Arcobaleno può fare e può mantenere, e che quando era al Governo gli è stato impedito di portare avanti:

LAVORO E PRECARIETA'
- Superare la Legge 30 e riportare il falso lavoro autonomo a lavoro subordinato

Le leggi attuali sul lavoro permettono l'utilizzo dei contratti precari, camuffati da lavoro autonomo, per attività lavorative che invece sono di lavoro subordinato.


NOI PROPONIAMO L'ELIMINAZIONE DALL'ORDINAMENTO GIURIDICO DELLE COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE E DEL LAVORO A PROGETTO, NONCHÉ' DELL'ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE CON APPORTO DI LAVORO, e la conseguente riconduzione di tutta la vasta area del falso lavoro autonomo alla disciplina, ai diritti e alle tutele del lavoro subordinato. Con una norma specifica va eliminata anche la prassi delle “false partite IVA”.

• Combattere l’abuso dei contratti a termine

Noi proponiamo una nuova disciplina del lavoro precario basata sull’ammissibilità del lavoro a termine solo a fronte di esigenze obiettivamente temporanee individuate dalla legge e/o dai contratti collettivi; il ripristino del concetto di frode alla legge per contrastare la prassi della reiterazione delle assunzioni a termine, facendo gravare sul datore di lavoro l’onere della prova per l’obiettiva temporaneità delle assunzioni effettuate; l’introduzione di un limite di durata massima di trentasei mesi per i contratti di apprendistato.

Ricondurre il lavoro precario a lavoro a tempo indeterminato

Nelle nuove assunzioni, anche quelle a tempo determinato, deve essere garantito il diritto di precedenza a chi è già stato assunto con un rapporto di lavoro a termine di qualsiasi natura, in maniera che, a prescindere dall’accertamento della frode alla legge, dopo 36 mesi sia comunque assicurato il diritto all’assunzione a tempo indeterminato a tutti coloro che hanno lavorato in forma precaria per lo stesso datore di lavoro.

• Stabilire per legge l’orario di lavoro giornaliero massimo

Nel nostro Paese non esiste più un limite massimo giornaliero dell’orario di lavoro. Le conseguenze, anche per la sicurezza del lavoro, sono ampiamente dimostrate dalla cronaca drammatica degli omicidi sul lavoro.
Proponiamo che la durata normale massima della giornata lavorativa sia stabilita per legge in otto ore, fermi restando limiti inferiori eventualmente stabiliti dalla contrattazione collettiva; che in nessun caso il lavoro straordinario possa essere svolto in misura superiore alle due ore giornaliere, con costo dell’ora di lavoro straordinario non inferiore a quello del lavoro ordinario.

• Impedire le esternalizzazioni fraudolente

Un altro elemento rilevante nell’estensione della precarietà deriva dalle esternalizzazioni, create apposta per somministrare mano d’opera, e spacciate come contratti d’appalto, con condizioni di salari e di lavoro deteriori, oltre che con cessioni fittizie di rami d’azienda.

Proponiamo di contrastare il fenomeno delle esternalizzazioni fraudolente, recuperando il principio giuridico del diritto comunitario, per cui il trasferimento di ramo d’impresa può riguardare esclusivamente un’articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata preesistente, che conserva nel trasferimento la propria identità.

• Garanzie per i lavoratori degli appalti

Ai lavoratori delle imprese appaltatrici e sub appaltarici, quando si tratta di reale decentramento di fasi del ciclo produttivo, va riconosciuto il diritto alla parità di trattamento con i dipendenti dell’imprenditore committente. Le stesse regole devono essere applicate agli appalti delle pubbliche amministrazioni.
Deve essere posto un divieto normativo rigoroso per gli appalti di mera manodopera, in particolare quella delle finte cooperative.


• Salvaguardare lo Statuto dei diritti dei lavoratori

Siamo contrari a peggiorare o cancellare l’articolo 18
che vieta il licenziamento senza giusta causa. Al contrario ne proponiamo l’estensione.

• Una legge per la rappresentanza sindacale

La frantumazione dei rapporti di lavoro impone una ricomposizione dei diritti sul piano legislativo, prima ancora che contrattuale. Perciò è necessario ed urgente riprendere un confronto nel Parlamento e nel Paese per una legge sulla rappresentanza sindacale.
Le lavoratrici e i lavoratori devono avere l’ultima parola sull’approvazione delle piattaforme e degli accordi.

Più valore al lavoro pubblico, contro le privatizzazioni.

Assumiamo il valore del lavoro pubblico come fattore determinante per affermare un’idea di modello sociale fondato su uno sviluppo duraturo e di qualità.
Tale impostazione è alternativa alle privatizzazioni dei servizi pubblici che, in questi anni, hanno raggiunto limiti tali da mettere a rischio il welfare universalistico. In particolare, beni comuni come acqua, ambiente, salute, istruzione, sicurezza, devono restare di proprietà e a gestione pubblica perché il loro affidamento al mercato metterebbe a rischio la capacità stessa di garantire diritti fondamentali della persona.

• Introdurre il salario minimo

Per contrastare la frammentazione delle regole del mercato del lavoro e combattere la piaga dei salari bassi, oggi è indispensabile affrontare il tema del salario minimo e connetterlo con quello dell’efficacia generale dei contratti di lavoro.
Proponiamo di dare piena attuazione all’articolo 36 della Costituzione italiana con riferimenti precisi ad una adeguata retribuzione – prevista per legge – che sia la media comprensiva tra il contratto nazionale e la contrattazione aziendale o territoriale.
Per il 2008, 8 euro all’ora è la retribuzione minima che va prevista, che corrisponde a una retribuzione mensile netta di 1000 euro. Questo importo va pienamente indicizzato con cadenza annuale rispetto al tasso di inflazione reale.

• Aumentare subito le retribuzioni


Il potere di acquisto si è ridotto in maniera drammatica. Questa è una condizione inaccettabile per milioni di lavoratori e di lavoratrici e una causa fondamentale della crisi economica.
Si possono aumentare da subito i salari dei lavoratori dipendenti:
· utilizzando i miliardi di euro dell’extragettito derivato dalla lotta all’evasione (è scritto nella legge finanziaria) per aumentare in maniera consistente le detrazioni per lavoro dipendente
· introducendo un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale

Siamo nettamente contrari a qualsiasi incentivo del lavoro straordinario.



Proposte concrete, non fumo negli occhi!!!

giovedì 20 marzo 2008

Riflessioni sulla campagna elettorale.....ma non solo

Qui di seguito il bellissimo intervento di Fabio Mussi al Teatro Smeraldo di Milano, in occasione dell'apertura della campagna elettorale. Un bellissimo ritorno alla politica attiva di Fabio. Ne sentivamo la mancanza.

Sempre dello stesso autore questa intervista.


Dite la vostra