lunedì 31 marzo 2008
VARIANTE A GOTHAM CITY
venerdì 28 marzo 2008
COMUNICATO STAMPA
La Sinistra l’Arcobaleno a fianco dei lavoratori dell’ASL 4 di Prato in stato di agitazione
mercoledì 26 marzo 2008
Lettera di Michele Mezzacappa sulle parole del Vescovo Simoni
Ecco la lettera con cui Michele Mezzacappa, consigliere provinciale de La Sinistra - l'Arcobaleno e Coordinatore Pratese di Sinistra Democratica, risponde al messaggio pasquale del vescovo di Prato, mons. Gastone Simoni, apparso sulla stampa domenica scorsa.
martedì 25 marzo 2008
QUELLO CHE SOLO LA SINISTRA PUO' FARE....
Qui di seguito alcune proposte concrete che solo la Sinistra L'Arcobaleno può fare e può mantenere, e che quando era al Governo gli è stato impedito di portare avanti:
LAVORO E PRECARIETA'
- Superare la Legge 30 e riportare il falso lavoro autonomo a lavoro subordinato
Le leggi attuali sul lavoro permettono l'utilizzo dei contratti precari, camuffati da lavoro autonomo, per attività lavorative che invece sono di lavoro subordinato.
• Combattere l’abuso dei contratti a termine
Noi proponiamo una nuova disciplina del lavoro precario basata sull’ammissibilità del lavoro a termine solo a fronte di esigenze obiettivamente temporanee individuate dalla legge e/o dai contratti collettivi; il ripristino del concetto di frode alla legge per contrastare la prassi della reiterazione delle assunzioni a termine, facendo gravare sul datore di lavoro l’onere della prova per l’obiettiva temporaneità delle assunzioni effettuate; l’introduzione di un limite di durata massima di trentasei mesi per i contratti di apprendistato.
• Ricondurre il lavoro precario a lavoro a tempo indeterminato
Nelle nuove assunzioni, anche quelle a tempo determinato, deve essere garantito il diritto di precedenza a chi è già stato assunto con un rapporto di lavoro a termine di qualsiasi natura, in maniera che, a prescindere dall’accertamento della frode alla legge, dopo 36 mesi sia comunque assicurato il diritto all’assunzione a tempo indeterminato a tutti coloro che hanno lavorato in forma precaria per lo stesso datore di lavoro.
• Stabilire per legge l’orario di lavoro giornaliero massimo
Nel nostro Paese non esiste più un limite massimo giornaliero dell’orario di lavoro. Le conseguenze, anche per la sicurezza del lavoro, sono ampiamente dimostrate dalla cronaca drammatica degli omicidi sul lavoro.
Proponiamo che la durata normale massima della giornata lavorativa sia stabilita per legge in otto ore, fermi restando limiti inferiori eventualmente stabiliti dalla contrattazione collettiva; che in nessun caso il lavoro straordinario possa essere svolto in misura superiore alle due ore giornaliere, con costo dell’ora di lavoro straordinario non inferiore a quello del lavoro ordinario.
• Impedire le esternalizzazioni fraudolente
Un altro elemento rilevante nell’estensione della precarietà deriva dalle esternalizzazioni, create apposta per somministrare mano d’opera, e spacciate come contratti d’appalto, con condizioni di salari e di lavoro deteriori, oltre che con cessioni fittizie di rami d’azienda.
Proponiamo di contrastare il fenomeno delle esternalizzazioni fraudolente, recuperando il principio giuridico del diritto comunitario, per cui il trasferimento di ramo d’impresa può riguardare esclusivamente un’articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata preesistente, che conserva nel trasferimento la propria identità.
• Garanzie per i lavoratori degli appalti
Ai lavoratori delle imprese appaltatrici e sub appaltarici, quando si tratta di reale decentramento di fasi del ciclo produttivo, va riconosciuto il diritto alla parità di trattamento con i dipendenti dell’imprenditore committente. Le stesse regole devono essere applicate agli appalti delle pubbliche amministrazioni.
Deve essere posto un divieto normativo rigoroso per gli appalti di mera manodopera, in particolare quella delle finte cooperative.
• Salvaguardare lo Statuto dei diritti dei lavoratori
Siamo contrari a peggiorare o cancellare l’articolo 18 che vieta il licenziamento senza giusta causa. Al contrario ne proponiamo l’estensione.
• Una legge per la rappresentanza sindacale
La frantumazione dei rapporti di lavoro impone una ricomposizione dei diritti sul piano legislativo, prima ancora che contrattuale. Perciò è necessario ed urgente riprendere un confronto nel Parlamento e nel Paese per una legge sulla rappresentanza sindacale.
Le lavoratrici e i lavoratori devono avere l’ultima parola sull’approvazione delle piattaforme e degli accordi.
• Più valore al lavoro pubblico, contro le privatizzazioni.
Assumiamo il valore del lavoro pubblico come fattore determinante per affermare un’idea di modello sociale fondato su uno sviluppo duraturo e di qualità. Tale impostazione è alternativa alle privatizzazioni dei servizi pubblici che, in questi anni, hanno raggiunto limiti tali da mettere a rischio il welfare universalistico. In particolare, beni comuni come acqua, ambiente, salute, istruzione, sicurezza, devono restare di proprietà e a gestione pubblica perché il loro affidamento al mercato metterebbe a rischio la capacità stessa di garantire diritti fondamentali della persona.
• Introdurre il salario minimo
Per contrastare la frammentazione delle regole del mercato del lavoro e combattere la piaga dei salari bassi, oggi è indispensabile affrontare il tema del salario minimo e connetterlo con quello dell’efficacia generale dei contratti di lavoro.
Proponiamo di dare piena attuazione all’articolo 36 della Costituzione italiana con riferimenti precisi ad una adeguata retribuzione – prevista per legge – che sia la media comprensiva tra il contratto nazionale e la contrattazione aziendale o territoriale.
Per il 2008, 8 euro all’ora è la retribuzione minima che va prevista, che corrisponde a una retribuzione mensile netta di 1000 euro. Questo importo va pienamente indicizzato con cadenza annuale rispetto al tasso di inflazione reale.
• Aumentare subito le retribuzioni
Il potere di acquisto si è ridotto in maniera drammatica. Questa è una condizione inaccettabile per milioni di lavoratori e di lavoratrici e una causa fondamentale della crisi economica.
Si possono aumentare da subito i salari dei lavoratori dipendenti:
· utilizzando i miliardi di euro dell’extragettito derivato dalla lotta all’evasione (è scritto nella legge finanziaria) per aumentare in maniera consistente le detrazioni per lavoro dipendente
· introducendo un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale
Siamo nettamente contrari a qualsiasi incentivo del lavoro straordinario.
giovedì 20 marzo 2008
Riflessioni sulla campagna elettorale.....ma non solo
martedì 18 marzo 2008
ECCO GLI ORARI DI APERTURA DEL COMITATO ELETTORALE DI VAIANO
Ecco gli orari di apertura del COMITATO ELETTORALE DI VAIANO
Si trova in VIA BRAGA AL 274 ( vicino alla Farmacia)
Mattina:
martedì - giovedi - sabato
ore 10 - 12
Pomeriggio:
dal lunedi' al venerdì dal 16 alle 18
Sera:
Venerdì dalle 21
Per informazioni quando non ci siamo si può telefonare ad Andrea 333 9828735 o Lanfranco 392 2919084
giovedì 13 marzo 2008
ALCUNE INIZIATIVE DEI PROSSIMI GIORNI
VENERDI' 14 marzo dalle 7 alle 9 PRATO STAZIONE CENTRALE (volantinaggio)
SABATO 15 marzo dalle 15 alle 19 PRATO PIAZZA DEL COMUNE (volantinaggio con gazebo)
LUNEDI 17 marzo dalle 9 alle 14 PRATO PIAZZA DEL MERCATO, lato viale Galilei Volantinaggio con Gazebo
DOMENICA 16 marzo dalle 19 AperitivoArcobaleno
Vi aspettiamo al Circolo "G.Rossi" via Frascati, 36 (quello del Terminale) per iniziare con noi la campagna elettoralein allegria... aperitvo-cena e musca
10euro -
x info: 0574.30613 - 348.3389355
Chi fosse interessato a partecipare a queste iniziative , a dare una mano, può contattarci a sinistrademocraticaprato@hotmail.it
LET'S GOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!
martedì 11 marzo 2008
COMITATO ELETTORALE A VAIANO
VAIANO (da il Tirreno del 11/03/08)
lunedì 10 marzo 2008
Notizie utili per la campagna elettorale

Diciamo che dal vivo siamo un po'meglio!!Fra le iniziative elettorali il giorno 30 marzo presso il CENTRO CIVICO DI GAMBERAME ci sarà un pranzo. Partecipate numerosi. Per informazioni, prenotazioni, ecc, telefonare ai numeri di cui sopra.
martedì 4 marzo 2008
ECCO IL PROGRAMMA (dite la vostra)
Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.
2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà
I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30 e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.
3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito
Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.
4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti
Nei Paesi europei più avanzati, e non solo in Europa, i fondamentali diritti della persona sono tutelati e garantiti da una legislazione che ne salvaguarda la sfera personale, nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna e di ciascuno. Da noi non è così. La Sinistra l’Arcobaleno afferma l’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali e propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che ognuna e ognuno abbia il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita e propone una legge sul testamento biologico.
5. Libertà e autodeterminazione femminile
Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
6. La pace, il disarmo
L’Italia è al 32° posto per la ricerca scientifica e al 7° posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti. Con i soldi spesi per comprare un solo caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che vada pienamente attuato l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare delle Nazioni Unite. Vanno tagliate le spese per gli armamenti ed avviata la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Vogliamo una legge per la messa al bando delle armi nucleari dal nostro Paese. Siamo contrari alla costruzione della nuova base militare a Vicenza ed è necessaria una Conferenza nazionale sulle servitù militari per rimettere in discussione tutte le basi della guerra preventiva presenti sul nostro territorio. Serve una nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.
7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima
Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza di futuro all’umanità: senza adeguate misure ci saranno rischi certi per la salute e l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che entro il 2020 si superi il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua è un bene comune e come tale deve essere pubblico. La Sinistra l’Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e l’inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.
8. Le “Grandi Opere” di cui il Paese ha bisogno
Sono necessari grandi investimenti per una diversa qualità dello sviluppo e una buona occupazione. Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. Vanno abbandonati progetti inutili e dannosi come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa, a favore di interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Riduzione della produzione dei rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più moderne ed avanzate.
L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini.
10. La casa è un diritto, non una merce
Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.
11. Convivenza, inclusione, cittadinanza
Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.
12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro
Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblica fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno propone la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato, l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.
13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia
La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del Paese: crescono le diseguaglianze e crescono i privilegi. E crescono anche gli intrecci tra affari e politica a partire dalle regioni meridionali ma non solo. La Sinistra l’Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari italiani non deve essere superiore alla retribuzione media dei parlamentari degli altri Paesi europei. È necessaria una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, che stabilisca criteri che le Amministrazioni devono rispettare per garantire l’interesse pubblico e i principi del merito.
14. Una informazione libera, pluralista, democratica
L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturale. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.
venerdì 29 febbraio 2008
Sinistra Arcobaleno presenta la campagna elettorale
Questi sono i primi tre manifesti elettorali de la sinistra l’arcobaleno presentati ieri pomeriggio alla Citta’ del gusto.
Ambiente, salari e diritti sono i tre temi scelti, proposti cosi’: “Energia pulita o affari sporchi?”, “Aumentare i salari o aumentare i precari?”, “Libera scelta o diritti all’inferno?”, oltre all’ormai consolidato slogan “il 13 e il 14 aprile fai una scelta di parte”.
Illustrando la campagna elettorale, il candidato premier Fausto Bertinotti sottolinea che si tratta di un’idea “alternativa alla destra e significativamente diversa da quella del Pd”. La ragione e’ che “la politica non puo’ far finta che nel mondo c’e’ tutto e il contrario di tutto”. Bertinotti sottolinea poi che si tratta di una campagna “colorata” perche’ la politica non ha nessuna ragione per essere condannata al grigio, e puo’ essere divertente”. Le domande proposte sui manifesti impongono quindi “un’alternativa. Verificate- e’ l’invito del presidente della Camera- se sono alternative inventate o vere. E se sono vere stanno insieme? No, non si puo’ aumentare i salari e aumentare i precari”. Quindi quelli proposti da l’arcobaleno sono degli “o…o”, o per usare un termine kirkegardiano “aut aut”. Bertinotti lo spiega cosi’: “Le e…e e’ il piano della convivenza umana, e’ il vivere insieme tra uomini e donne, nativi e immigrati, gay e lesbiche, ma, valicato il piano umano, si entra nel campo della politica” e allora bisogna scegliere, “aut…aut…” che e’ elemento liberatorio: scegli liberamente- spiega Bertinotti- da che parte stare”. Il candidato premier ribadisce infine che il lato nero e’ il modello economico-sociale, che genera ingiustizia, illiberta’, rapina, e va messo in discussione”. Infine una citazione della Bibbia per concludere che: “Dopo il diluvio, c’e’ l’arcobaleno”. La campagna elettorale della sinistra, elaborata da Art Attack e Xister, si vuole caratterizzare come ecologica e utilizzera’ carta riciclata, palchi fotovoltaici e biciclette. Il sito ufficiale e’ www.sinistrarcobaleno.it e il canale e’ Ecotv.
martedì 26 febbraio 2008
lunedì 25 febbraio 2008
10 Buone ragioni per un voto utile, a SINISTRA
Non è più il tempo di limitarsi a dire "la sinistra e il PD non saranno fratelli coltelli". Adesso si compete, il tempo dei pranzi di gala è finito.Accanto alle proposte vere e proprie – che speriamo vivamente siano asciutte,e facilmente comprensibili – bisogna argomentare politicamente le ragioni del voto per la Sinistra Arcobaleno. Noi ne vediamo alcune chiarissime che vanno evidenziate adesso se non vogliamo inseguire gli argomenti altrui. La prima ragione è che il voto alla sinistra è utile perché è l'unico che garantisce alle donne che non si scambierà la loro libertà e dignità e il loro corpo con le diplomazie verso il Vaticano. Attenzione: nessuno dice che la legge 194 è da cambiare, ma il fatto è che la si vuole snaturare espropriando le donne della loro autonomia di scelta. Questa è la vera questione in gioco. Il PD dice che l'aborto va lasciato fuori dalla campagna elettorale perché non vuole spendersi fino in fondo a tutela dello stato di diritto e del compromesso tra stato e decisione della donna contenuto in quella legge. "Più rispetto delle donne, meno paura del vaticano".
La seconda ragione del voto utile riguarda la guerra: l'unica garanzia che L'Italia non parteciperà a dissennate azioni armate nei Balcani è il voto alla Sinistra. L'unica certezza che si cercherà una strada meno rovinosa per l'Afghanistan di quella di una azione militare che dopo sei anni palesemente non funziona è la scelta per la sinistra. "Meno guerra, più buona politica".
La terza buona ragione è il disarmo: l'Italia è al trentaduesimo posto per la ricerca scientifica e al quarto per spese pro capite per armi e difesa. Di fronte al riarmo impressionante in corso, di fronte all'evidenza che qui sta una delle radici dell'ineguaglianza spaventosa e dei pericoli per l'umanità, solo la sinistra prende impegni chiari. "Meno spese militari, più soldi alla scuola e alla ricerca".
Al quarto posto, non certo per importanza, sta il lavoro. Bene che se ne torni a parlare, dice Epifani. Ma, impresa e lavoro sono uguali? La Sinistra pensa di no e sceglie: per un paese più giusto e moderno bisogna ridare riconoscimento e dignità al lavoro. Prima o poi lo spieghiamo a un dibattito televisivo che se i salari non sono stati al centro della politica del Governo Prodi, benché la Sinistra lo chiedesse, è perché non hanno voluto Padoa Schioppa e i veti del PD? I co.co.co. e i co.co.pro. sono in gran parte lavoratori dipendenti mascherati e questo imbroglio lo conoscono tutti. Il PD propone ora di dargli un salario minimo, ma non di superare l'imbroglio. Non sarà più riformista svelare l'inganno e cambiare quelle norme della legge 30, operazione che non costa ai contribuenti, ma chiede alle imprese quella responsabilità sociale che dopo anni di crescita dei profitti è il minimo che si può chiedere? La redistribuzione così non avverrebbe solo a spese dello Stato (con il calo delle tasse sul lavoro), ma con una divisione dei benefici della produttività più equa. "Più diritti e salari, meno sconti a tutte le imprese"
Quinto. A proposito di redistribuzione bisogna chiedere una tassazione più giusta, anzitutto delle rendite. E poi, visto che la ricchezza si può ripartire verso il basso attraverso salari, pensioni e servizi bisogna necessariamente rafforzare lo Stato sociale in controtendenza con lo svuotamento perseguito in questi anni. Un asilo nido è indispensabile quanto un pronto soccorso, l'immigrazione è essenziale per il funzionamento del nostro sistema, e la politica per sostenere la non autosufficienza, per assicurare alle donne la libertà di lavorare non si risolve con un bonus in denaro, ma contando su una rete di servizi forti e di qualità: qui c'è il pilastro di una maggiore giustizia sociale e di un progresso economico. Quando Veltroni dice che si devono tagliare tre punti di spesa pubblica cosa accadrà per sanità e servizi? Il voto alla sinistra è l'unica garanzia che si vada verso il rafforzamento del welfare. "Più Stato Sociale, meno regali alle rendite".
Sesto. L'ambientalismo del "si" proposto da Veltroni è speculare a quello del "no": li non va bene niente, qui va bene tutto. Invece ci vuole l'ambientalismo della qualità. La garanzia sta nella sinistra arcobaleno che non deve rendere conto ai grandi interessi economici, ma tiene a cuore i beni comuni. "Più qualità allo sviluppo. "Meno scempio di risorse e territorio".
Settimo. In Italia, la libertà di divorziare senza attendere troppi anni, i diritti degli omosessuali, il testamento biologico, il rifiuto del modello unico di famiglia, la garanzia, come accade in Europa, che uno stato paternalista non decida al posto nostro, sta solo a sinistra. "Più libertà per le persone, meno ipocrisie conservatrici".
Ottavo. Il conflitto d'interessi non ha trovato ancora soluzione. La volta scorsa, perché D'Alema diceva che Berlusconi si sconfigge politicamente, più recentemente invece, perché c'era da fare, insieme a Forza Italia, la legge elettorale bipartitica. Anche qui, il voto a sinistra è l'unica speranza. Infatti chi ragiona in termini di potenza sostenendo che le armate televisive di Berlusconi non si possono toccare ed è meglio venire a patti chiedendo spazi a Mediaset, non ragiona in termini liberali. La sinistra in Italia è più liberale dei democratici. "Più soggetti televisivi, meno favori a Mediaset".
Ed infine la politica-politica: chi non desidera che il PD si butti nella grande coalizione ha un solo sistema per scongiurarlo, far arrivare tanti voti alla sinistra.
Una postilla sul '68. A parte che il 6 politico non data a quell'anno, molti elettori ricordano cosa era l'Italia prima di quel grande cambiamento: provinciale, ottusa verso le donne, con le classi differenziali nella scuola pubblica... anche in questo caso i liberali e i progressisti stanno più a casa nostra che dalle parti del Loft. Voler essere insieme Sarkozì, Obama, Zapatero va bene forse per gli spot, un po' meno per la realtà vera delle cose e delle persone e per questa Italia bisognosa di una svolta di giustizia, libertà e civiltà.
Gloria Buffo e Marisa Nicchi*
martedì 19 febbraio 2008
Politiche Bioetiche fra natura e libertà
Legge 194 e dintorni. È quasi banale constatare come il liberalismo venga predicato tanto ma praticato poco proprio là dove servirebbe di più. Visti i tempi è probabile che anche per il futuro ci sia da attendere qualcosa di buono più dalla magistratura che dalla politica. L'offensiva di stampa contro la legge sull'aborto degli ultimi tempi ne è un segnale significativo. Peggio ancora, probabilmente, sarà nella campagna elettorale
Non è una novità che nella vita civile di un paese possono accadere cose che vanno in una direzione contraria. Né è una novità che accadano in Italia in relazione a questioni che riguardano le tecniche di intervento sulla vita umana.
Da una parte il provvedimento della Giunta regionale della Lombardia che riduce il termine per praticare l'aborto terapeutico negli ospedali della regione da 24 a 22 settimane e 3 giorni. La legge 194 prevede che l'aborto terapeutico (l'aborto nei casi in cui è in pericolo la vita della madre) sia praticabile oltre i 90 giorni (termine fissato per l'aborto volontario) ma senza precisare un limite. Quello assunto dai medici è la 24° settimana, perché intorno a questo periodo il feto acquista la capacità di vita autonoma. Il provvedimento della Giunta Formigoni viene giustificato col fatto che gli sviluppi delle tecniche di sostegno vitale consentono di abbassare la soglia della capacità di vita autonoma. (Sulla stessa linea i direttori delle cliniche ginecologiche romane rivendicano l'obbligo professionale di rianimare un feto nato vivo da un aborto terapeutico, anche contro la volontà della madre e il rischio di gravi malformazione del futuro bambino).
Dall'altra, la sentenza del Tar del Lazio che ha considerato illegittime le linee guida ministeriali che accompagnano la legge 40 sulla procreazione assistita e ha posto il problema della legittimità costituzionale della legge. Le linee guida rendono più restrittivo il contenuto di una legge già molto restrittiva, non consentendo la diagnosi genetica preimpianto sugli embrioni che verranno impiantati nell'utero della madre e prevedendo l'obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti dalla tecnica di fecondazione assistita (ridotti dalla legge a 3), al fine di evitare la loro crioconservazione e quindi l'utilizzo a scopi di ricerca. Il fine in entrambi i casi è quello di evitare l'aborto selettivo degli embrioni prodotti (o perché geneticamente malati o perché destinati alla ricerca). La sentenza del Tar richiede ora nuove linee Guida; il ministro Turco le stava predisponendo.Visti i tempi è probabile che anche per il futuro ci sia da attendere qualcosa di buono più dalla magistratura che dalla politica. Più che una previsione è un timore, ma pare fondato. L'offensiva di stampa contro la legge sull'aborto degli ultimi tempi ne è un segnale significativo. Peggio ancora, probabilmente, sarà nella campagna elettorale.
Solitamente queste restrizioni vengono invocate e attuate sulla base di un argomento sbandierato da più parti: che sia, cioè, "contro natura" fare altrimenti. L'argomento presuppone che è dalla natura, da ciò che è "naturale", che dobbiamo trarre indicazioni su come agire; e la natura è pensata come avente un ordine e delle leggi proprie, che l'uomo deve rispettare, sia che queste leggi e questo ordine siano intesi come voluti da Dio (la posizione della chiesa cattolica), sia che siano assunti senza un necessario riferimento a entità trascendenti (la posizione di certi laici impegnati in nuove crociate).In questa accezione, il concetto di legge viene interpretato in termini finalistici e antropomorfici: la legge di natura è, cioè, come la legge civile, una prescrizione che ci indica cosa si deve fare e rimanda ad un legislatore (Dio appunto) che la pone. Come ogni legge, anche questa legge va dunque rispettata: l'ordine presente in natura impone di tutelare l'inizio "naturale" della vita (il concepimento o la capacità di vita autonoma, a seconda dei casi) così come il modo "naturale" di avere una gravidanza (oppure ancora l'unione affettiva "naturale" o la fine "naturale" della vita, e così via).
Questo argomento è tuttavia discutibile e lungi dal trovare una condivisione generale. Nella storia della cultura occidentale non c'è mai stato accordo sull'esistenza di leggi di natura, e nemmeno su cosa queste leggi ci comandino. Un accordo pare esserci, in realtà, sull'esistenza di un altro tipo di leggi di natura, quelle scientifiche. Ma sono leggi di carattere completamente diverso: sono non-antropomorfe, non rimandano a un legislatore e non sono prescrizioni che devono essere rispettate; sono piuttosto descrizioni generali che, anziché dirci cosa fare, spiegano e prevedono l'accadere dei fenomeni. Non sono leggi di carattere finalistico, ma deterministico (o tutt'al più probabilistico): l'ordine che si riscontra in natura è di questo tipo.
Un filosofo dell'Ottocento, John Stuart Mill ha forse meglio di tutti sottolineato la difficoltà di trarre indicazioni su cosa fare dall'ambiguo concetto di natura: "la dottrina che l'uomo dovrebbe seguire la natura - scrive Mill a p. 51 dell'edizione Feltrinelli dei Saggi sulla religione - , o, in altre parole, dovrebbe erigere a modello delle proprie azioni volontarie il corso spontaneo delle cose, è [...] irrazionale e immorale. Irrazionale perché tutte le azioni umane, quali che esse siano, consistono nell'alterare il corso spontaneo della natura, e tutte le azioni utili consistono nel migliorarlo. Immorale per il motivo che - essendo il corso dei fenomeni pieno di azioni le quali, quando vengono commesse dagli uomini, risultano degne del massimo aborrimento - chiunque tentasse di imitare nel proprio modo di agire il corso naturale delle cose, sarebbe universalmente considerato e riconosciuto come il più malvagio degli uomini". È l'uomo che pone dei fini alla natura, non la natura all'uomo.
Questi argomenti non sono filosoficamente conclusivi contro l'esistenza di un ordine finalistico della natura, né tanto meno contro l'esistenza di Dio (è difficile che un argomento filosofico lo sia): in ultima istanza si può sempre fare ricorso alla fede, a un piano diverso da quello razionale. Tuttavia anche se non conclusivi, hanno un grado di plausibilità tale da suggerire che sarebbe opportuna una maggiore cautela nel sostenere che certi comportamenti sono "contro natura".
A questa considerazione se ne deve aggiungere un'altra Pur senza entrare nella discussione delle posizioni di chi considera certe pratiche moralmente illecite o di chi le considera moralmente lecite, si deve ammettere che entrambe le posizioni hanno ragioni dotate di una certa plausibilità. Queste ragioni ci sono e sono largamente riconosciute: da una parte la tutela della vita di ogni essere vivente, dall'altra il rispetto della libertà di scelta della madre, la tutela graduale della vita, e così via. L'unione delle due considerazioni richiede una seconda cautela: quella di limitare all'ambito morale la condanna di chi la pensa diversamente, e non entrare nell'ambito giuridico: si biasimi pure chi non condivide il modo "naturale" di considerare l'inizio della vita o di avere una gravidanza (o anche, più in generale, di unirsi affettivamente o di decidere le modalità con cui terminare la propria vita), ma non gli si vieti giuridicamente di agire secondo il modo che ritiene più appropriato. Si riconosca, cioè, a ognuno la possibilità giuridica di decidere come comportarsi in questi ambiti, comunque lo si giudichi, e magari lo si aiuti anche con le informazioni e il sostegno necessari. È un principio semplice, di carattere liberale, e richiede leggi permissive; lo è la legge 194 sull'aborto, non lo è legge 40 sulla fecondazione assistita. È quasi banale constatare come il liberalismo venga predicato tanto ma praticato poco proprio là dove servirebbe di più.
* Docente di Bioetica Università di Pavia - Sinistra Democratica Prato











